Rimini,
dallo splendore al degrado


Sono nato a Rimini ed ho scelto Rimini come mia città, ho amato la sua vivacità, il suo calore, la sua disponibilità all’accoglienza fin dai primi momenti in cui più di quarant’anni fa, terminati gli studi, ho scelto questa città per vivere. 

Qui ho deciso di far crescere i Miei figli perché ho ritenuto questa città aperta culturalmente e rispettosa delle persone. 

Eppure da anni oramai si assiste ad un declino più grave di quello economico, parlo di quel rispetto, quel senso comune del bene che al di là degli egoismi ogni riminese, che ho conosciuto, mi ha insegnato ad apprezzare. 

Oggi vedo una città polverizzata, senza più un centro una "polis" il centro abbandonato dai suoi abitanti e soprattutto una intolleranza verso l'altro, non solo lo straniero, ma l'altro in senso lato, perché temo che da troppo tempo la nostra città abbia perduto il senso della partecipazione. 

Gli opposti egoismi (sbandierati come libertà o diritto di opinione ) bloccano ogni sviluppo, ogni senso comune della crescita che ogni comunità dovrebbe avere. Rimini sta smarrendo la sua anima e questo è ciò che più mi angoscia. I soldi, le case, il benessere economico sono delle cose che si possono riacquisire ma l'anima, la memoria civile di un popolo, una volta persa è persa per sempre. 

Insieme ad altri ho avviato un confronto politico per far comprendere come la costruzione della “città per l’uomo”, cioè equa e finalizzata al bene comune, sia concretamente possibile qualora gli Enti Pubblici tengano sempre fissa la barra della nave in direzione dell’unica stella polare che ci deve guidare in un paese davvero laico, l’interesse pubblico. 

-          Come uomo impegnato in politica iscritto al PD, non condivido la scelta di “scendere in piazza”  ma di lavorare concretamente sui problemi:
La persistenza di irresponsabili e retrogradi ancoraggi a correnti varie che nascondono interessi elitari e circoscritti, contrari alla vocazione popolare del nostro Partito nuovo.

-          La persistenza del “professionismo politico” dei rappresentanti dei cittadini, il quale spinge inevitabilmente i politici a conservare la propria poltrona anziché adoperarsi per servire la città.

-          L’incapacità di rappresentare puntualmente i cittadini: fare di loro meri destinatari cui comunicare le scelte di pochi, basate su calcolo e burocrazia. 

Credo nella politica come risorsa da difendere; saranno delusi coloro i quali pensano alla vicenda dei due “ribelli” (termine pessimo) come a un film già visto che si risolverà con il solito compromesso/contentino (leggasi incarico, o posto di prestigio). 

Sento come dovere verso me stesso e la città in cui vivo, di dover rappresentare il mio pensiero, il mio scontento di oggi, ma anche la speranza, la volontà di costruire una prospettiva, un miglioramento, che vorrei poter riconoscere nel PD. 

Darò tutto il mio impegno, affinché nel rispetto dei temi umani e culturali, insieme a tutti coloro che condividono questi pensieri, possiamo diventare, con orgoglio riminese, sempre più degni rappresentanti di una città che sa amare il suo passato senza ignorare il futuro. 

Leandro Coccia
Consigliere Comunale

Rimini 21/09/2008